AI Overview e AI Mode: come ci stiamo facendo trovare con AI Pratika (la guida ufficiale di Google, applicata)
Da mesi gira la stessa domanda nei corsi e nelle call: "Devo rifare il sito per l'AI? Mi serve un file speciale? La SEO è morta?". Intorno a sigle nuove — GEO, AEO — si è costruito un piccolo mercato del panico, fatto di hack e scorciatoie per finire dentro le risposte generate dall'intelligenza artificiale.
Poi Google ha fatto una cosa rara: ha pubblicato la prima documentazione ufficiale su come ottimizzare per le sue funzionalità di AI generativa. La trovi qui: guida ufficiale di Google Search Central.
Invece di spiegartela in astratto, te la mostro applicata. Perché questa guida la pubblico su aipratika.com, e il sito è già costruito secondo questi principi. Te la racconto come caso studio: ogni regola con un esempio concreto di cosa abbiamo fatto noi.
Cosa è cambiato davvero (e cosa no)
La domanda che fa più paura: la SEO è ancora rilevante? Risposta di Google, secca: sì. E il motivo è tecnico.
AI Overview (il riquadro di sintesi sopra i risultati) e AI Mode (l'esperienza conversazionale costruita sopra Gemini) non hanno un indice separato. Pescano dallo stesso indice della Ricerca e usano gli stessi sistemi di ranking di sempre. Sopra ci montano due tecniche che vale la pena conoscere per nome:
RAG (Retrieval-Augmented Generation) — Google la chiama anche fondatezza (o grounding). In parole povere: prima il motore recupera dal suo indice le pagine pertinenti, poi il modello genera la risposta basandosi su quelle pagine, e ci attacca i link cliccabili. Il risultato pratico è brutale: se non sei indicizzato, per l'AI non esisti.
Query fan-out — il modello non cerca solo la tua domanda. La esplode in tante sotto-ricerche parallele. Chiedi "come sistemare un prato pieno di erbacce" e dietro le quinte partono anche "migliori erbicidi", "togliere le erbacce senza prodotti chimici", "come prevenirle". Più strade verso più pagine, quindi più occasioni di essere pescato — anche da contenuti che non rispondono esatti-esatti alla query iniziale.
EEAT: la parte che conta di più (e come l'abbiamo costruita)
Qui sta il cuore. Google giudica i contenuti — soprattutto quelli che finiscono nelle risposte AI — su quattro assi riassunti nell'acronimo EEAT: Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness. Non è un acronimo da slide: è il criterio con cui i sistemi decidono se vali una citazione.
Tradotto in italiano e in pratica, lettera per lettera, con cosa abbiamo fatto su AI Pratika.
E — Experience (l'hai fatto davvero?)
Google vuole sapere se dietro al contenuto c'è esperienza diretta o solo un riassunto di ciò che c'è già online. Il riassunto lo produce gratis qualsiasi modello: non è lì che vinci.
Cosa abbiamo fatto su aipratika.com: la homepage ha una sezione "Strumenti AI che usiamo" — non "che esistono", che usiamo. È una dichiarazione di esperienza diretta. I workflow sul sito sono descritti come "testati", non teorici. E abbiamo costruito strumenti nostri come il Conta Token (un calcolatore di costi API) e la Patente Cognitiva AI: roba che esiste perché qualcuno l'ha fatta e usata, non perché l'ha riassunta.
E — Expertise (sai di cosa parli?)
Competenza vera, spiegata in modo umano. Citi i termini tecnici giusti — RAG , token , system prompt — ma li traduci subito, non li lasci lì a fare scena.
Cosa abbiamo fatto: il Glossario AI in italiano sul sito fa esattamente questo — prende i termini ostici e li rende leggibili a un professionista non tecnico. E invece di una sezione "guide" generica, abbiamo spaccato i contenuti per 12 professioni (sviluppatore, marketer, consulente, funzionario PA, legale, finance...). Ogni guida parla a un pubblico preciso. Questo è l'opposto esatto del contenuto generico.
A — Authoritativeness (chi lo dice?)
Un contenuto autorevole ha una firma, una fonte, una faccia. L'anonimato è il contrario dell'autorevolezza.
Cosa abbiamo fatto: c'è una pagina "Chi Siamo — il team dietro AI Pratika" (gli autori sono identificabili, non un brand fantasma) e un Manifesto — "Non studiare l'AI, usala" che dichiara una posizione editoriale netta. Avere un punto di vista riconoscibile è un segnale di autorità, non un vezzo.
T — Trustworthiness (posso fidarmi?)
L'affidabilità è la somma delle altre tre, più due cose: non inventare dati e dichiarare i limiti senza pudore. Ammettere dove un approccio non funziona è il segnale di fiducia più forte che esista.
Cosa abbiamo fatto: gli strumenti gratuiti utili (glossario, conta token) costruiscono fiducia prima ancora della vendita. E ogni guida — questa compresa — dice esplicitamente cosa funziona e cosa ignorare. Nessuna magia venduta.
Struttura tecnica: dove l'AI passa prima di leggerti
Il modo in cui Google trova ed elabora le pagine resta il cuore di tutto. Niente di esotico, ma alcuni termini vanno spiegati — perché qui si fanno gli errori più stupidi.
Indicizzazione e snippet. Perché una pagina compaia nell'AI deve prima essere indicizzata (= archiviata da Google) e idonea a comparire con uno snippet (= l'anteprima di testo nei risultati). Se non è idonea per la Ricerca classica, non lo è nemmeno per l'AI. Su aipratika.com ce lo siamo assicurati con un tag esplicito nelle pagine: index, follow — tradotto, "Google, indicizza pure e segui i link".
Contenuti duplicati e canonical. Se la stessa pagina è raggiungibile da più URL, Google spreca crawl budget e si confonde su quale mostrare. Il tag canonical è il modo di dire "l'originale è questo". Su aipratika.com ogni pagina dichiara il proprio canonical — è uno dei modi più semplici per ridurre i duplicati senza pensarci più.
Scansionabilità e JavaScript. I modelli imparano da contenuti pubblicamente accessibili e scansionabili. Google esegue il rendering del JavaScript (cioè "monta" la pagina come farebbe un browser) se non è bloccato — ma con i framework moderni serve attenzione: vedi le best practice SEO per JavaScript. Noi abbiamo scelto Astro, un generatore di siti statici: le pagine arrivano già "montate" in HTML, quindi sono leggibili da chiunque — Googlebot, screen reader, motori AI — senza dover eseguire codice.
Esperienza di pagina. Caricamento veloce, resa corretta su mobile, immagini ottimizzate. Su aipratika.com le immagini sono servite in formato .webp (più leggero del JPEG/PNG a parità di qualità) e ridimensionate al volo: meno peso, pagine più rapide. La velocità non è vanità tecnica — è esperienza utente, ed è un segnale.
Search Console. Lo strumento per diagnosticare problemi di indicizzazione prima che diventino voragini. Il sito ha la verifica Search Console attiva (quel google-site-verification nascosto nell'header): è il cruscotto da cui controlli cosa Google vede davvero.
Se vendi prodotti o hai un'attività locale
Le risposte AI possono mostrare schede prodotto e informazioni locali. Qui due strumenti Google fanno la differenza concreta: i feed di Merchant Center per il catalogo e il Profilo dell'attività su Google per la presenza locale. Non è il nostro caso su AI Pratika, ma se è il tuo: compilali bene, è la via più diretta per finire nelle risposte oltre il semplice link.
Cosa puoi smettere di fare oggi
La parte che ti fa risparmiare tempo e soldi. Google smonta esplicitamente una serie di "trucchi AEO/GEO" molto venduti. Per la Ricerca Google, puoi ignorarli.
File
llms.txte markup "speciali". È la moda del momento: un file Markdown (proposta di Jeremy Howard) che dovrebbe spiegare il sito alle AI. Ha senso in contesti documentali (le docs di un prodotto software), ma per la Ricerca Google non serve: né Google, né OpenAI, né Anthropic lo usano ufficialmente per il crawling — lo ha confermato anche John Mueller di Google. Su aipratika.com non lo abbiamo messo, e non cambia nulla.Spezzettare i contenuti in micro-blocchi ("chunking") perché l'AI capisca meglio. Non serve: i sistemi capiscono più argomenti dentro una stessa pagina. Non esiste una lunghezza ideale.
Riscrivere tutto per i robot. I modelli capiscono sinonimi e significati. Smetti di rincorrere ogni variante di keyword long-tail.
Comprare o fabbricare "menzioni" finte in giro per il web. I sistemi anti-spam lavorano proprio per neutralizzarle.
L'ossessione per i dati strutturati /
schema.org. Non sono obbligatori per l'AI. Restano utili nella strategia SEO complessiva (i risultati avanzati, tipo le stelline delle recensioni), ma non sono la chiave magica.
Quello che invece arriva: le esperienze agentiche
Un occhio al futuro, senza ansia. Stanno emergendo gli agenti AI — sistemi autonomi che prenotano, confrontano specifiche, completano azioni per le persone. Gli agenti browser visitano i siti analizzando rendering visivi, struttura DOM (lo scheletro HTML della pagina) e albero di accessibilità (la mappa che usano gli screen reader). Google segnala anche protocolli nuovi come l' Universal Commerce Protocol (UCP). Per la maggior parte, oggi, basta sapere che esiste — e che un sito tecnicamente pulito è già un sito pronto per gli agenti.
Il modello operativo AI Pratika
La checklist da tenere accanto quando lavori su un sito. Accanto a ogni punto, l'esempio reale dal nostro:
La pagina è indicizzata? (
index, follow+ verifica in Search Console). Se non c'è, l'AI non la vedrà mai.Hai esperienza diretta da mostrare? → la nostra sezione "tool che usiamo" e i workflow testati.
Il contenuto è specifico, non generico? → noi: 12 professioni, non una guida-minestrone.
C'è una firma e una posizione? → pagina Chi Siamo + Manifesto.
La struttura tecnica è pulita? → sito statico (Astro), canonical,
.webp, mobile-first.Passa il test "soddisfazione del lettore"? Se hai dubbi, la risposta è no.
Stai inseguendo un trucco AEO/GEO? Fermati. Sposta quel tempo sui punti 2 e 3.
E chiudo con il principio che ripeto sempre, perché vale identico nell'era AI: l'intelligenza artificiale è bravissima a produrre il generico. Il tuo vantaggio è tutto ciò che il generico non può contenere — la tua esperienza, il tuo criterio, ciò che hai visto succedere davvero. Non ottimizzare per la macchina. Scrivi la cosa che la macchina non sa scrivere, e la macchina verrà a citarti, non perché gli piaci, ma perché sei utile.
Fonte primaria: Guida ufficiale Google all'ottimizzazione per le funzionalità di AI generativa nella Ricerca . Esempi applicativi: aipratika.com .