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Da brief confuso a UX/UI Parte 1 di 7

Dal brief confuso al documento UX/UI

~7 min di lettura Agg. 3 ago 2026

Il messaggio del cliente

Due settimane, e non le decidi tu. Il progetto arriva in un messaggio solo, scritto di getto, di sera.

«Ciao! Allora ti spiego l’idea. Io ho un border collie, Nina, e la porto fuori tutti i giorni al parco qui sotto. Il problema è che conosco sì e no due persone, e lei si annoia da morire.

Vorrei fare una specie di Tinder per cani: vedi i cani della zona, se ti piace fai match e vi organizzate per una passeggiata insieme. Ho guardato Pedigreender ma non mi convince, e comunque lì è più per gli accoppiamenti — io intendo proprio amicizia tra cani.

Poi servirebbe la chat, le notifiche quando arriva un match, magari una mappa dei parchi, e le recensioni così sai con chi hai a che fare. Ah, e il profilo del cane con le foto ovviamente.

Come stile qualcosa di simpatico, moderno, facile da usare — non voglio una cosa complicata. Non so bene quali schermate servano né che stile scegliere, fidati tu.

Una cosa però: fra due settimane vedo una persona che potrebbe metterci dei soldi e vorrei fargli vedere qualcosa che si tocca, non delle slide. Un’amica mi ha detto che ormai con l’AI queste cose si fanno in un weekend, è vero?»

Rileggi la penultima riga: fra due settimane. È quella che comanda tutto il resto. Non c’è tempo per un’app finita — serve una demo che si apre sul telefono e si naviga. Il problema è che in questo messaggio, di decisioni, non ce n’è ancora nessuna.

Perché non puoi delegare questo pezzo

La mossa naturale è copiare il messaggio, incollarlo in Claude Code e chiedere l’app.

Ma Claude Code esegue decisioni, non le prende. Manca il gesto principale dell’app, manca quale funzione viene prima, mancano le schermate. Se non gliele dai non si ferma a chiedertele — le riempie da solo, in silenzio, e lo scopri guardando il risultato.

Il brief che serve prima del prompt

Girare le domande al cliente e aspettare che risponda non funziona: le risposte non ce le ha, e non deve averle. Si rivolge a te proprio per questo. A lui chiedi una cosa sola — qual è il risultato che l’utente vuole ottenere, il lavoro che l’app deve portargli a termine. Il resto lo decidi tu.

Le domande da farsi sono sempre le stesse e stanno in un template. Diciotto campi, non solo i colori: è tutto quello che serve per arrivare alla struttura e al prompt che darai a Claude Code.

Il prodotto

  • Obiettivo principale dell’app
  • Chi la usa: utenti e ruoli
  • Problema da risolvere
  • Azione principale che l’utente compie

Funzioni e schermate

  • Funzionalità indispensabili
  • Funzionalità secondarie
  • Schermate necessarie
  • Percorso tra le schermate · user flow
  • Dati e contenuti di ogni schermata

La direzione estetica

  • Stile visivo
  • Palette colori
  • Tono di voce dei testi
  • Riferimenti estetici
  • Emozioni da comunicare
  • Elementi da evitare

I limiti

  • Piattaforma e device
  • Vincoli tecnici
  • Cosa deve mostrare la demo
Brief Chiaro — l’asset di AI Pratika I diciotto campi qui sopra, già pronti da riempire: prima per mettere in chiaro a te dove sta andando il progetto, poi come domande da girare al cliente. Rispondi e ottieni il documento che manca a Claude Code. Apri l’asset

Si fa davvero in un weekend? La demo sì — ma il weekend parte da qui, non dal messaggio.

Fonti Interaction Design Foundation Figma Miro

La scheda tecnica di PawSoul

Diciotto campi riempiti su PawSoul, e quello che ne esce è questo — a colpo d’occhio: prodotto, flusso, dieci schermate, decisioni chiuse, criteri.

docs/ux-ui.md — in sintesi

PawSoul

Fa incontrare cani e gatti compatibili nello stesso quartiere e porta i proprietari a fissare un incontro vero.

Utente
Chi ha un cane o un gatto, fa gli stessi giri ogni giorno e non conosce nessuno con cui farli.
Lavoro da svolgere
Trovare qualcuno di compatibile vicino a me, così la passeggiata diventa un incontro.
Azione principale
Valutare una scheda e dire sì o no. Tutto il resto viene dopo quel gesto.

3 Il percorso dell’utente

Dall’apertura al primo incontro fissato: è il giro che l’app esiste per far ripetere.

  1. 1 Apri
  2. 2 Ti iscrivi
  3. 3 Registri l’animale
  4. 4 Schede
  5. 5 Match
  6. 6 Fissi l’incontro

5 Le dieci schermate

Vetrina pubblica, spiega il prodotto
Iscrizione
Accesso
Registrazione dell’animale, a passi
Bacheca match nuovi, attività
Schede l’azione principale: sì o no
Match
Profilo dell’animale
Conversazione
barra in basso, da ogni schermata
Schede Match Bacheca Area personale

prima dell’accesso dentro l’app

4 L’MVP

Dentro

  • Registrazione dell’animale
  • Schede da scorrere
  • Filtri specie e distanza
  • Filtro solo adozione
  • Match e conversazione
  • Profilo pubblico
  • Area personale

Fuori, e scritto perché non si perda

  • Mappa degli incontri
  • Recensioni
  • Vaccinazioni verificate
  • Notifiche push
  • Gruppi
  • Strumenti per i canili
  • Pagamenti

6 Le sei decisioni chiuse

A sinistra quello che il cliente ha chiesto in due modi che non stanno insieme. A destra la scelta che lo scioglie.

  • Allegro ma non infantile Rimandata: diventa i quattro test qui sotto
  • Tante funzioni ma MVP semplice Si taglia in larghezza, non in profondità
  • Come Tinder ma non Tinder Si tiene il gesto, si cambia tutto il resto
  • Il pet o il proprietario? Profilo del pet, conversazione tra persone
  • Gatti adesso o più avanti? Adesso: è il modello dei dati, non una funzione
  • Adozione a parte o dentro l’app? Un interruttore sul profilo più un filtro

7 I quattro test dello stile

Lo stile non si sceglie qui. Si scrivono le domande a cui, qualunque direzione si prenda, bisognerà rispondere di sì.

  • Messa accanto a Tinder, una persona estranea al progetto direbbe che è un altro prodotto?
  • Regge la parola «allegro» senza far pensare a un’app per bambini?
  • Le foto degli animali sono il contenuto, o sono diventate lo sfondo di qualcos’altro?
  • A 390px è ancora sé stesso, o è ripiegato su un aspetto qualunque?

8 Gli stati, e cosa ci va dentro

Nessuno di questi è una schermata bianca. È la parte che si dimentica per prima, ed è la prima che l’utente incontra.

Mazzo finito
«Hai visto tutti quelli in zona», più il modo di allargare la distanza e ricaricare.
Nessun match
Cosa fare per averne, con il collegamento alle schede.
Conversazione vuota
Un suggerimento su come aprire, non uno spazio bianco.
In caricamento
Sagome della stessa forma del contenuto vero. Mai una rotella al centro.
Errore di rete
Recuperabile, con il pulsante per riprovare.
Primo avvio
Il mazzo non è mai vuoto: ci sono già profili nella zona scelta durante la registrazione.

9 Responsive

Si progetta a 390px e si allarga. Ogni elemento toccabile alto almeno 44px.

10 Fatto quando

Il flusso si percorre dall’inizio alla fine su un telefono, e nessun collegamento porta a una schermata che non esiste.

Il documento UX/UI di PawSoul per intero: prodotto, flusso, schermate, MVP, decisioni, criteri.

Il documento vero: docs/ux-ui.md

La scheda qui sopra è il riassunto. Il documento è questo: un file Markdown, da salvare nel progetto come docs/ux-ui.md. Da qui in avanti è quello che citerai in ogni prompt.

docs/ux-ui.md Dieci sezioni, dieci schermate, sei decisioni chiuse
docs/ux-ui.md
# PawSoul — documento UX/UI

## 1. Il prodotto in tre righe
PawSoul fa incontrare cani e gatti compatibili nello stesso quartiere e porta i
loro proprietari a fissare un incontro vero. Ci si iscrive, si registra il
proprio animale e si scorrono le schede degli altri: quando il mi piace è
reciproco si apre una conversazione. Un profilo può essere segnato come
disponibile per adozione, e allora compare anche a chi cerca un animale a cui
dare casa.

## 2. Problema, utente, lavoro da svolgere
Problema: si esce con il proprio animale tutti i giorni, negli stessi posti, e
non si conosce nessuno con cui farlo. L'animale si annoia, la persona pure.
Utente: chi ha un cane o un gatto, esce (o vorrebbe far socializzare l'animale)
con una certa regolarità, e non ha una rete di persone attorno. Secondario: chi
cerca casa a un animale — un canile, un privato.
Lavoro da svolgere: «quando esco con il mio animale da solo, voglio trovare
qualcuno di compatibile vicino a me, così la passeggiata diventa un incontro».
Assunzione dichiarata: il numero che conta è quanti incontri vengono fissati in
chat, non quanti iscritti ci sono. Il cliente non sapeva come misurarlo; lo
misuriamo come «conversazioni in cui compare una proposta di data o di luogo».

## 3. L'azione principale e il flusso
Azione principale: valutare una scheda e dire sì o no. È l'unico gesto che
l'app esiste per far ripetere; tutto il resto è conseguenza.
Flusso: apri → ti iscrivi → registri il tuo animale → vedi le schede → metti
mi piace → scatta il match → scrivi → proponi un incontro.
Il gesto vive in due modi equivalenti: il trascinamento e due pulsanti sotto la
scheda. Chi non capisce il trascinamento deve poter usare l'app lo stesso.

## 4. MVP: dentro e fuori
Dentro: registrazione di un animale, schede da scorrere, filtri per specie e
distanza, filtro solo adozione, match, conversazione, profilo pubblico
dell'animale, area personale con più animali propri.
Fuori, e scritto perché non si perda: mappa degli incontri, recensioni tra
utenti, badge di vaccinazione verificati, notifiche push, gruppi, strumenti di
gestione per i canili, qualsiasi pagamento.
Regola di taglio: si taglia in larghezza. Meno funzioni, ma nessuna schermata
raggiungibile lasciata a metà.

## 5. Le schermate (dieci) e come si raggiungono
1. Vetrina pubblica — spiega il prodotto e porta all'iscrizione. Da lì si
   raggiungono anche i profili degli animali in adozione.
2. Iscrizione — nome, email, password, città. Porta alla registrazione
   dell'animale.
3. Accesso — email e password. Porta alla bacheca.
4. Registrazione dell'animale — a passi: proprietario, specie, dati base,
   carattere (domande diverse per cane e per gatto), foto, cosa cerca, e la
   scheda finita mostrata come risultato.
5. Bacheca — a chi sei entrato: animale attivo, nuovi match, attività recente,
   scorciatoia alle schede.
6. Schede — la schermata principale. Mazzo, filtri, match a tutto schermo.
7. Match — elenco delle conversazioni. Su schermo grande, elenco e
   conversazione affiancati.
8. Conversazione — su telefono è una schermata a sé, raggiunta dall'elenco.
9. Profilo pubblico dell'animale — dalle schede, da un match, dalla vetrina.
10. Area personale — i miei animali, aggiungine uno, preferenze di ricerca,
    impostazioni, esci.
Navigazione: su telefono barra in basso a quattro voci (schede, match,
bacheca, profilo). Su schermo grande barra in alto.

## 6. Le decisioni chiuse
- Allegro ma non infantile → rimandata di proposito, convertita nei criteri
  del punto 7. Perdiamo il poter cominciare subito a disegnare.
- Tante funzioni ma semplice → si taglia in larghezza, le schermate restano
  tutte piene. Perdiamo funzioni che il cliente aveva in testa; restano
  scritte nella lista «fuori».
- Come Tinder ma non Tinder → si tiene il gesto, si cambia tutto il resto. Il
  modello è amicizia, non accoppiamenti. Non perdiamo niente se non la
  scorciatoia di copiare anche l'aspetto.
- Il pet o il proprietario → il pet è il profilo, il proprietario è l'utente e
  la conversazione è tra persone. Perdiamo un po' di simpatia, guadagniamo una
  chat comprensibile.
- I gatti adesso o dopo → adesso, perché è il modello dei dati e non una
  funzione. Perdiamo tempo ora, meno di quanto ne costerebbe rifarlo dopo.
- L'adozione → un interruttore sul profilo più un filtro, non un ruolo e non
  un pannello di gestione. Perdiamo gli strumenti da canile: se serviranno,
  saranno il progetto dopo.

## 7. Criteri della direzione estetica
Lo stile visivo NON è scelto in questo documento. Qualunque direzione si
prenda, deve passare questi quattro test:
1. Non-Tinder a colpo d'occhio: messa accanto a Tinder, una persona estranea
   al progetto deve dire che non è lo stesso prodotto.
2. Allegro senza infantile: deve reggere la parola «allegro» senza far pensare
   a un'app per bambini. Il cliente la mostra a un possibile investitore.
3. Le foto degli animali sono il contenuto: nessun trattamento che le riduca a
   sfondo, le copra o ne comprima lo spazio. Il muso è il prodotto.
4. Riconoscibile a 390px: su telefono deve restare sé stesso, non ripiegare su
   un aspetto generico.
Riferimenti dati dal cliente: Tinder (per il funzionamento, non per
l'aspetto), Duolingo (per il tono). Da evitare: le app bancarie, i grigi, i
testi piccoli.

## 8. Stati
Ogni schermata ha i suoi tre stati — vuoto, in caricamento, in errore — e
nessuno di questi è una schermata bianca.
- Schede, mazzo finito: «hai visto tutti quelli in zona», più il modo di
  allargare la distanza e di ricaricare.
- Match, nessun match: cosa fare per averne, con il collegamento alle schede.
- Conversazione senza messaggi: un suggerimento su come aprire, non uno spazio
  vuoto.
- Caricamento: sagome della stessa forma del contenuto vero, mai una rotella
  al centro dello schermo.
- Errore di rete: recuperabile, con il pulsante per riprovare.
- Primo avvio: il mazzo non è mai vuoto al primo accesso — c'è già un insieme
  di profili nella zona scelta durante la registrazione.

## 9. Responsive
Si progetta a 390px e si allarga. Su telefono: barra in basso, mazzo a tutta
larghezza, elenco match e conversazione su due schermate. Su schermo grande:
barra in alto, elenco e conversazione affiancati, mazzo centrato con i filtri
di lato. Ogni elemento toccabile è alto almeno 44px. Nessuna schermata può
diventare generica allargandosi.

## 10. Criteri di completamento
- Il flusso principale si percorre dall'inizio alla fine su un telefono:
  iscrizione, registrazione dell'animale, schede, match, conversazione.
- Nessun collegamento della demo porta a una schermata che non esiste o vuota.
- Le dieci schermate hanno contenuti veri, non testo segnaposto.
- La registrazione fa domande diverse per un cane e per un gatto.
- Il filtro per specie e quello per adozione funzionano e cambiano il mazzo.
- Tutti e tre gli stati esistono su ogni schermata.
- L'aspetto scelto passa i quattro test del punto 7.

È più corto del messaggio del cliente e infinitamente più eseguibile.

Adesso si sa cosa si costruisce. Resta da scegliere con cosa costruirlo: gli strumenti giusti per queste dieci schermate, non per un progetto qualunque. È la parte 2.

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