Un cliente ti scrive di getto: «vorrei una specie di Tinder per cani». Fra due settimane incontra un investitore e vuole fargli vedere qualcosa che si tocca, non delle slide.
Lì dentro non ci sono schermate, non c’è un percorso, non c’è uno stile. La mossa naturale — incollarlo in Claude Code e chiedere l’app — non funziona, e non perché l’agente sia scarso: esegue decisioni, non le prende. Quello che non gli dici lo inventa, in silenzio.
Allora le decisioni le prendi prima tu, e gliele scrivi: le schermate, il percorso, lo stile, gli stati vuoti. Poi diventano un file solo, glielo dai, e l’app esce da lì.
Questo è quello che ne esce
Il risultato prima del metodo: PawSoul, dieci schermate, dati finti ma coerenti.
Il briefing che l’ha prodotta è lungo seicento righe, e non l’ha scritto nessuno a mano: l’ha scritto Claude Code, leggendo due documenti decisi prima. Quei documenti li scrivi nelle parti che seguono, sul tuo progetto.
Ti serve solo Claude Code e una cartella vuota.
Domande frequenti
Devo saper programmare per seguire questa guida?
No, ma devi saper leggere quello che esce. Non scrivi tu i componenti: li fa generare a Claude Code. Ti serve però capire quando il risultato non rispetta il brief, e quello è un lavoro di occhio, non di sintassi.
Perché tanta preparazione prima di far generare il codice?
Perché un agente non indovina le cose che il cliente non ha detto: le inventa. Ogni decisione presa prima — flusso, schermate, palette, componenti — è una cosa in meno che verrà inventata a caso e che dovrai rifare dopo.
Quanto tempo serve davvero?
La lettura è di poco più di mezz’ora. Rifare il percorso sul tuo progetto — brief, documento, scelte, generazione e giro di controllo — sono più o meno due ore e mezza, di cui la metà passa nella preparazione del briefing.